Un giorno di formazione

Scritto da Maurizio Seggioli

05 Dicembre
Un giorno di formazione

Ho appena terminato un periodo di formazione su metodologie didattiche e nuove prospettive formative. Un ambiente confortevole, organizzazione efficace e momenti insolitamente conviviali. Ho lavorato in gruppo con due colleghe molto giovani, preparatissime sia da un punto di vista tecnologico che anche metodologico. Tale condizione, oltre a crearmi un imbarazzo iniziale, mi ha condotto verso delle inevitabili riflessioni sulla mia condizione di docente e di uomo. Ancora una volta, abituato a pormi domande di portata generale, mi sono chiesto chi e cosa sono come docente e le stesse come uomo. Prima di darmi risposte senza riflessione di natura, inevitabilmente, pessimista ho ritento salvifico chiedermi in quale mondo vivo. È chiaro ed evidente che si sta profilando un ” nuovo Umanesimo” che cambia alcuni paradigmi di base del tipo causa- effetto e ne realizza altri, al momento, per me, inafferrabili. Ma questo ” Nuovo Umanesimo” è il risultato di discussioni approfondite intorno a visioni che comprendono la ” contemporaneità” o il risultato di adattamenti coevi a pensieri corti, analisi di corto respiro e riflessioni su una presunta liquidità delle relazioni? Dare una risposta a questo amletico quesito mi potrebbe salvare da un possibile crollo esistenziale. Se è vera la prima ipotesi vorrei tanto partecipare, non so come, alla stesura e attuazione di tale configurazione umana. Nel secondo caso, in attesa di risoluzioni di più alto profilo devo mettere in atto un piano per ” salvarmi” nel senso che devo parare i colpi che tale visione rabberciata potrebbe destinarmi. Si, perché se mancano i pesi e contrappesi che determinano equilibrio anche dinamici, i diversi gruppi sociali si organizzeranno secondo adesioni aberranti, ovvero oggetto di sintesi che, inevitabilmente, disintegrano ciò che è difficile misurare ma che attiene al proprio essere profondo e alle azioni che hanno determinato interessanti cambiamenti negli altri in contatto con noi. In pratica il rischio è quello di essere giudicati solo per quello che si fa e mai per ciò che produce negli altri il proprio modo di essere. Voglio essere ottimista: il ” Nuovo “Umanesimo ” si sta profilando e io voglio partecipare alla sua stesura e attuazione. Per tutto il resto ho tanti campi di scoperta affascinanti che considero la mia “Arca di Noè “.

 

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