11 novembre 2024, La Mia Fiera

Scritto da Maurizio Seggioli

11 Novembre 2024
La Mia Fiera

E’ pomeriggio e il cielo cerca di sbarazzarsi di nuvole fastidiose, sempre intente a deviare i raggi di sole.
I colori non luccicano e le luci non splendono, segno che l’inverno cerca, con insistenza, di entrare nella normalità climatica, visto il mese che scorre.
Tanta gente che cammina, spesso senza meta, guardando qua e là con una disattenzione provocata da altri pensieri. In fondo la Fiera occorre visitarla e, per alcuni, la vivono come dovere e impegno da mantenere.
Però, anche tante contrattazioni. I commercianti spiegano che il prezzo di vendita del prodotto è molto lontano dal valore effettivo, mentre il contraente lancia proposte a vanvera, sovente inaccettabili.
In fondo è latente una sfiducia reciproca, dovuta in parte a luoghi comuni, in parte a necessarie contrattazioni che non accontentano i due protagonisti.
Pertanto, tante richieste ma vendite molto al di sotto delle richieste.
Mi attraggono le bancarelle delle calze, magliette, pigiami. Non so perché, anche se il motivo sarà ben custodito nel mio subconscio. I venditori, in genere, non sono persone aggressive e hanno uno stile di eloquio quasi professorale.
Non forzano mai la vendita e sono consci di entrare in contatto con una intimità, seppur superficiale, dei contraenti.
Sono molto discreti quando si tratta di scegliere la taglia, rassicurano che la maglia intima sembra enorme, in realtà è il bianco che dilata le misure. Soprattutto, ma non solo, le signore vanno trattate con delicatezza e tanta dolcezza.
La maggior parte dei venditori hanno gli occhiali quadrati e uno sguardo che incapsula le espressioni in pose sempre uguali e rassicuranti.
Osservo che, durante il tragitto, il quale si snoda su strade parallele e perpendicolari, ci sono i venditori che hanno un solo prodotto che prendono da bustoni colorati e resistenti.
Mi chiedo sempre se l’incasso determina un guadagno consistente. Provo a farmi dei calcoli ma mi escono sempre cifre irrisorie. E allora mi incuriosisco. Vorrei conoscere le loro vite, come fanno a campare, se hanno una famiglia, dove vivono.
Dopo un pò desisto. Non lo saprò mai, non riuscirò mai a dialogare con loro.
Più in alto, rispetto al mio punto di partenza, sento una voce monotono che propaganda un tagliere miracoloso. Occorre essere abili comunicatori per mettere in evidenza tutte le positività del prodotto che, non presentando criticità secondo il venditore, diventa, a tutti gli effetti, un prodotto miracoloso.
Sminuzza le cipolle e, all’occorrenza anche il ghiaccio d’estate “per realizzare meravigliose granite” grida il venditore.
Affetta le zucchine con vari spessori, i quali sono abilmente collegati a possibili ricette delle quali si cita solo il titolo.
Il venditore deve dire tanto ma in poco tempo. Deve avere un’anima rock e non progressive. Deve essere minimalista ma mai ripetitivo. Deve affascinare con il suo eloquio pulito, anche se contrassegnato, spesso, dalla parla “vero?, che si trasforma in un vera e utile congiunzione.
Il godimento massimo, tuttavia, lo vivo quando mi fermo davanti a una enorme bancarella dove il venditore offre piatti e bicchieri.
Provo un vero orgasmo partecipativo e noto che non sono il solo.
Tutti con il fiato sospeso, increduli del fatto che il venditore, pur realizzando pericolose e azzardate manovre con serie di piatti in mano, non li faccia cadere mentre propone prezzi in rapida discesa.
Il rumore sibillino dei piatti si trasforma in straordinari gemiti collettivi che determinano un’orgia di sensazioni visive.
Il colore dei piatti, i nomi alle collezioni sempre fantasiosi e l’incedere vocale del venditore che ondula i suoni e li innalza all’occorrenza per fissare il prezzo e catturare le intenzioni dei compratori.
Che bello, una interessante e piacevole conclusione del mio tour nella mia Fiera.
Ritorno a casa cercando volti conosciuti che non trovo, osservando le strade tutte piene e il centro storico che si restringe e crea arterie tutte intasate.
E’ buio e domani tutto tornerà nella normalità con il solito, gravoso impegno di ricercare il bello in un panorama che copre tutto ciò che amiamo fare.

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