10 settembre 2024, Quasi magro 10

Scritto da Maurizio Seggioli

10 Settembre 2024, Quasi Magro 10

Sempre più albergano nella mia mente interrogativi riguardo i grandi temi che incontro nella mia esistenza.
Spesso riguardano questioni che condizionano i miei pensieri e azioni, pur rimanendo in un ambito speculativo di analisi superficiale, un po per scarse basi di conoscenza, un pò per timore di cadere nel già detto o, ancora peggio, nel politically correct.
Ultimamente però, tale turbamento si scioglie nelle pieghe di pensieri e decisioni sempre più forti e sentite, consentendomi di glissare le paure e i ripensamenti che servono solo ad autosabotarci.
Ciò premesso mi sono chiesto che cosa significa il termine democrazia. Sia chiaro, non farò una disamina erudita della questione in quanto non ho competenze storico-filosofiche.
Ciò non toglie che l’impatto con questa forma di organizzazione sociale non abbia stimolato la mia mente per realizzare teorizzazioni spero interessanti.
La democrazia serve, a mio avviso, a renderci più sereni e felici sia dal punto di vista esistenziale che sociale. Pensare che ogni decisione che, inevitabilmente, ci tocca sia il risultato di una partecipazione popolare in forma diretta o delegata, implica la definizione di cura per ogni cittadino.
Non ci sono forme di controllo etico, tipiche delle dittature o democrazie incompiute, ne, tantomeno, il sistema democratico prevede itinerari di crescita individuale esterni alla nostra volontà.
Il sistema, in quanto tale, gode di una stabilità dinamica, nel senso che è previsto un adattamento di contesto, così come recitano molte costituzioni nei loro articoli fondamentali.
Non è possibile limitare la libertà individuale da parte di altri individui, solo da istituzioni organizzate dopo necessaria e prevista difesa.
Il problema, però, consiste nel fatto che la democrazia formale è una pura astrazione, nel senso che rappresenta un insieme di formule letterali che hanno necessità di concretizzarsi nei vari contesti, pur rispettando le strutture di base.
Pertanto, quando tali principi vengono applicati, intervengono una serie di variabili che attengono, sovente, a contesti e stati d’animo non sempre riconducibili a forme e procedure.
Mi spiego con un esempio musicale. Ci sono gruppi musicali che eseguono alla perfezione gli accordi e le cifre ritmiche, ma non trasmettono nulla a chi li ascolta, se non la sensazione di conoscere la musica. Altri gruppi invece usano in modo più consapevole e genuino gli assiomi ritmici e melodici, facendo assaporare la bellezza che promana dal brano nelle sue più intime essenze.
Attenersi alla sola struttura armonica nella sua dimensione solo algebrica, significa deragliare verso un integralismo musicale che regala fastidio piuttosto che bellezza.
La democrazia, quindi, occorre saperla usare per far sì che esprima sentimenti e pensieri di alto profilo. Occorre studiare la intima struttura ma, anche, predisporsi eticamente a un uso che preveda la possibilità di uscire dalla propria rigida identità e poter entrare nel flusso fluido di pensieri e desideri che qualificano l’uomo nelle sue potenziali dosi di umanità.
In caso contrario, a mio avviso, la democrazia si trasfigura in forma che prevedono la struttura formale ma implica, subdolamente, forme di organizzazione centrate su poche persone che si autoreplicano in un entourage disposto a pensare al di fuori del proprio intimo sentire, chiamando tale condizione con il termine “efficienza”,
In democrazia le “cose devono funzionare”, ma non si può prescindere che questo sistema si umanizza quando crea percorsi che producono esperienze genuine per chi le vive.
Possono determinare momenti di intensa soddisfazione in quanto consapevoli di aver adattato, con intelligenza, una struttura formale che presenta inevitabili rigidità.
Tutto ciò può avvenire soltanto attraverso relazioni significative che segnano i percorsi rendendoli dei piccoli avamposti di conoscenza e di prospettive creative.
La democrazia è un sistema sofisticato ed eticamente valido ma molto vulnerabile, soprattutto da chi non è in grado di creare un gioioso groove con l’intera umanità.

 

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