27 ottobre
Un bar dei tanti
Esiste un bar, nella mia città, ubicato su una traiettoria che porta alla stazione, dove gli inservienti sono persone interessanti dal punto di vista iconico, ma non solo.
Il ragazzo che opera solo il pomeriggio, ha gli occhiali da secchione, una espressività di tipo giapponese, degli occhiali profondi che dilatano le pupille, e un ciuffo che si protrae, a mio avviso, molto oltre il limite della fronte, bloccato solo dalla forza di gravità.
E’ molto gentile e affabile, non ricorda ciò che, generalmente, prendo il pomeriggio ma mi offre sempre un bicchiere di acqua liscia anche se io la desidero un po’ gasata.
Uno dei proprietari gli fa da tutor, pronto a intervenire quando il cliente fa richieste un po più audaci e articolate.
Il proprietario si libera di una posa accartocciata che prevede il mantenimento del mento con il pollice e mignolo della mano destra e una semi-rotazione di una gamba sull’altra dritta, intervenendo per dirimere la questione in atto.
Sul resto monetario deve migliorare, ha bisogno della macchina che fa le sottrazioni e quando me ne vado mi saluta cordialmente ma senza enfasi, anche con una piccola dose di disattenzione civile.
Mi fa piacere incontrarlo in quanto percepisco alcuni aspetti di una matura adolescenza quando questa incontra i problemi reali, cercando di scacciare i falsi problemi.
Apprezzo molto la funzione di tutoraggio che uno dei proprietari esercita, consolidando una qualificata osmosi di sapere pratico, baluardo importante contro la prorompente e aberrante virtualizzazione.
Il caffè che prendo il pomeriggio è ottimo e l’acqua sempre fresca e saporita.
Qualche volta mi servo di questo bar anche al mattino presto. Appena giro l’angolo per infilare la traiettoria che mi porta al lavoro, sento il profumo dei cornetti e quel delizioso fumo che fuoriesce dal tetto del bar che esprime la riuscita di una nobile combustione di grassi saturi e insaturi prodromico all’innesto dei sapori nell’involucro sottile e frastagliato.
La mattina mi accoglie una gentile signora con un sorriso e con una voce che non segue la logica tonale ma quella modale, ovvero i toni che proferisce non risolvono nella nota iniziale ma circondano con insistenza una sola nota provocando un incedere sonoro che sembra tante frasi interrogative.
Mi è molto simpatica. In fondo mi sorride senza conoscermi e lo fa fissando il mio sguardo, segno di un attitudine alle relazioni significative.
Sa che cambio spesso prodotto e aspetta pazientemente che faccia la comanda, dopodichè esegue con perizia il suo lavoro chiedendomi se il caffè lo deve fare subito o deve aspettare.
Lo voglio subito, è inutile aspettare. I signori che mi affiancano sono spesso gli stessi, forse appartenenti a una stessa ditta.
In questo bar le comunicazioni sono formali anche se uno dei proprietari, qualche volta, ribatte alle richieste di qualche cliente che conosce, con interessanti iperbole surreali che scatenano l’ilarità del gruppo di riferimento.
Quando è dietro al bancone con il fratello socio, almeno così penso, quando non c’è folla, utilizzano questi brevi intermezzi per parlare fra di loro in silenzio.
Uno dei due è più loquace. Si nota apertamente che si sta lanciando verso considerazioni negative sul commercio e sulle ultime leggi nazionali. L’altro fratello ascolta in religioso silenzio ma utilizza una serie di maschere facciali molto espressive. Il suo silenzio con il corpo fermo e la mente impegnata ad acute riflessioni, stigmatizza una propensione a capire nel profondo le ragioni del fratello socio, entrando nel vortice del senso comune utile a far decantare, anzi degradare, la momentanea rabbia e disprezzo per chi prende le decisioni.
Mi piace osservare in questa comunicazione minimalista che serve, al di là delle questioni affrontate, a costruire legami e a intensificarli.
Dopo un pò se ne va guardando negli occhi il fratello-socio, riavvolge le ciglia sistemando secondo traiettorie idonee e guarda intensamente il socio facendo intendere che, nel loro piccolo, non possono fare niente. Solo lavorare, essere professionali e offrire, a quelli come me, prodotti di qualità e dei brevi sorrisi di cui ho tanto bisogno.


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